Ho deciso di aprire un blog. Benissimo.

L’ ho detto a mia mamma. “Mammaaaa, sai ho aperto un blog?!

“Brava vale!Di cosa?”

“Ehhh, di racconti”. Rispondo. Dentro di me penso “ma non e’ che racconterò chissà che, forse non e’ proprio in blog di racconti”.

E chiudo la telefonata con un leggero senso di disagio.

Chiamo la mia amica Vale per condividere la mia gioia e il mio entusiasmo per un privatissimo spazio internet.

“Amica, ho aperto un blog!”

“Brava titti!” Risponde, “Di cosa?”

Ancora?!

Ma perchè? Mica lo sapevo che i blog dovevano essere tematici.

Questa scenetta si ripete sempre uguale per n. volte.

In realta’ il mio era solo un timido tentativo per raccontare, condividere, emozionare me stessa e gli altri. Per trovare un invalicabile spazio privato, semplicemente per essere me stessa senza condizionamenti nello spazio virtuale. Uno spazio nello spazio.

Per iniziare, vorrei solo condividere una storia.

E’ il racconto di una ragazza che, come tante altre, si è ritrovata a fare un lavoretto per guadagnare qualche soldo. Fa la Hostess per una compagnia di tabacco a Milano. Grazie a questo lavoro, fatto di ore ed ore spese ad osservare il popolo delle tabaccherie, scopre la città, ma soprattutto scopre la gente. Gente che la guarda solo per un istante, gente che il più delle volte la giudica, gente che scorre veloce e che come un soffio di vento non lascia traccia e gente che in un secondo resta indelebile nella memoria.

Ho voglia di raccontarla e vorrei farlo anche in inglese. Mi scuso sin da ora se ci saranno errori, non prendetevela puristi dell’inglese. La mia è la scuola del “tanto si capisce“.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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