Faccio capolino nella tabaccheria goffa come non mai a causa del borsone che mi trascino per tutta Milano ricolmo di gadget e curiosi marchingegni del mestiere che, puntualmente, a causa del loro continuo sbattere reciproco nella sacca, ritrovo spuntati e/o ammaccati.
Trascorrerò la mia mattinata da hostess accanto al bancone del bar, in piedi.
Il mio fine? Informare i fumatori di sigarette che entrano in tabaccheria per acquistare il “loro” pacchetto sulle qualità organolettiche del “mio” tabacco.
Come? Aggancio e stordisco.
Per aiutarci al meglio io e le mie colleghe siamo armate fino ai denti: simpatici giochi per rompere il ghiaccio e frontalini colorati di indubbio effetto scenico.
Non appena entrata nella rivendita, individuo subito il mio alleato più grande: il tabaccaio. Un soggetto che associo d’istinto alla figura del re di bastoni. Credo che questa associazione dipenda dal fatto che, dall’alto del suo banchetto, ha un potere enorme che può decidere di sfruttare a mio vantaggio o meno.
E’ lui che decide le sorti della partita. Difficilmente, infatti, rimane indifferente alla mia attività e si sente sempre autorizzato a parteciparvi, in un modo o nell’altro.
Il re può spalleggiarmi complice utilizzando il suo bastone, dolcemente, per incoraggiare il suo cliente, (che per comodità chiameremo Tizio) e spingerlo ad effettuare una scelta diversa dal solito. In questo caso, ho gioco facile.
Oppure, il re può decidere di mettere i suoi bastoni tra le mie ruote, il che solitamente avviene secondo due modelli di comportamento ricorrenti, uno paragonabile ad un attentato vero e proprio l’altro a un dispetto puro e semplice.
Nel primo caso, mentre Tizio sta per prendere la sua decisione, il tabaccaio si atteggia ad esperto conoscitore della propria clientela ed appoggia sul banco con fierezza le sigarette abituali del malcapitato, il quale smette immediatamente di tenermi in considerazione e, scodinzolando felice ed un po’ lusingato dal fatto che il re, non solo lo ha riconosciuto, ma si ricorda anche che sigarette fuma, si avventa sul suo pacchetto e fine dei giochi. Maledetto tu, re di bastoni.
Oppure, e questa modalità mi irrita in un modo pressoché incontrollabile, mentre io parlo con Tizio e ci metto tutta la mia dialettica, lui scuote la testa a mò di : «è tutto inutile. Rassegnati». In queste occasioni, devo fare appello a tutta la mia pazienza per non tirargli l’espositore di sigarette in testa e a tutte le mie forze per ottenere qualche risultato evitando così di venire bastonata nell’orgoglio. Quando vedo il fumatore arrischiarsi con una marca diversa, però, la soddisfazione è tripla e ogni volta a stento trattengo una pernacchia che nella mia testa risuona lunga e molto rumorosa, giuro. Se la meriterebbe davvero.
Ne consegue che il buon esito della attività non può prescindere da una armonica e proficua collaborazione reciproca.
Mi presento, quindi, con la massima gentilezza possibile e chiedo dove posso cambiarmi, lui mi indica il bagno e io corro a mettermi le scarpe con il tacco. Fortunatamente, la rivendita di oggi ha il bagno, il che non è scontato. A volte mi è capitato di dover uscire a cercare un bar per potermi preparare, con conseguente ritardo sull’orario di inizio, ovviamente.
Nove in punto sono pronta, un po’ assonnata in realtà ma tutto sommato pronta.
Ora si deve solo attendere. Per quattro ore oggi. Devo fare la guardia alla porta scorrevole e al primo accenno di apertura scattare a tediare il povero ingenuo Tizio.
Lezione n. 5 – La tabaccheria non e’ il tuo regno: mentre aspetti conta pure i suoi punti.