Il vero fascino di questo lavoro, almeno per me, è che posso essere chi voglio con chi voglio. Al mio interlocutore, infatti, non importa se mi presento come Aria o Anna, se studio od ho un altro lavoro. Non lo vogliono sapere davvero, neanche se lo chiedono. La prova è che basta fornire loro una risposta, qualsiasi tipo essa sia e già sono soddisfatti.

Nessuno controllerà mai, né tanto meno, qualcuno approfondirà la mia conoscenza.

Mi diverto ad avere mille volti, uno con ogni persona, a cogliere da uno sguardo, o a volte da un abito o da una borsa ciò che ciascuno si aspetta di trovare per poi accontentarlo.

Un primo contatto, metto una maschera e creo un’identità. Unica, ma a tempo. Esisto solo per chi mi vede e soltanto nel momento in cui mi vede.

A dispetto del mio costante cambiamento d’identità, gli altri resteranno così, con la personalità che io ho percepito in pochi istanti, incasellati nella mia mente come formiche fossilizzate nell’ambra.

Mi viene in mente una frase del Gengè di Pirandello: «la realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto».

Costruirsi è davvero semplice quando per gli altri non sei nessuno.

Lezione n. 6- La Tabaccheria come la casa degli specchi.

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