Nuova visita. Il tabacchi senza bar. Il mio preferito…
L’unico suono che echeggia è il jingle ripetuto della slot machine interrotto, talvolta, dal suono del tris della vittoria mista al tintinnare delle monete a cascata.
Quella macchina del demonio invita, senza chiedere, i malcapitati a sfidare gli animaletti dispettosi di una rassicurante fattoria.
A ripetizione appaiono il coniglietto, il gufo, la simpatica mucca, un pollo e la ragazza bionda con il seno che si gonfia e sgonfia a mo’ di molla che morde il suo guantone marrone.
Mi chiedo ingenuamente come si possa cliccare per ore l’ormai consumato tasto bet, per poi ritrovarsi soli, senza più un euro in tasca e con in mano un misero bicchiere di campari. Con tristezza, mi rendo conto che per i giocatori la slot rappresenta un vero e proprio motore immobile dalla quale sono attratti in maniera irresistibile e che è diventata la loro ragion d’essere. Mi ritrovo a farmi una serie di domande volte ad indagare la mente dei giocatori affetti da ludopatia, persone che trovo tutt’altro che scontate.
Mi interrogo: Ma perché ci sono tutte queste varianti di slot?
Lo scopo finale e’ lo stesso, le modalità’ di gioco anche…ma perché, allora, il tal giorno alla tal ora il giocatore si avvicina alla sfinge di Pyramid e non al carnevale di Venezia?
Una questione di colore, mi suggerisce il tabaccaio. Ma non mi convince.
L’aspetto della slot può essere determinante ad un primo approccio, un po’ come il primo approccio con le sigarette dove si sceglie il pacchetto, non la miscela di tabacco. Ma già dopo una settimana la questione e’ diversa.
Nel fumatore subentra l’abitudine, la dipendenza della Sua sigaretta.
Nel giocatore, invece, subentra sì la dipendenza, al gioco s’intende, ma non l’ abitudine alla macchinetta nello specifico che, dopo qualche partita, comincia ad annoiarlo portandolo verso un’altra. Un altro paese, un altro mondo, diverso.
Non è nemmeno una scelta dettata dal gusto, come invece può essere per le sigarette. Più o meno secche, più o meno aromatiche.
Qui, non c’è altro gusto se non l’amaro in bocca dato dalle brutte giocate.
Non è dettata dalla modalità di gioco, come potrebbe essere invece per il gioco del Lotto, in tutte le sue varianti. Nelle slot il regolamento del gioco rimane sullo sfondo e spesso è sconosciuto anche agli stessi giocatori che si limitano solo a premere un tasto determinato. Secondo me è una scelta dettata dall’affinità’, dal carattere. Nell’incertezza e solitudine dell’azzardo il giocatore ricerca qualcosa che gli faccia compagnia, un complice. Qualcuno a cui schiacciare l’occhiolino nella speranza di una vittoria. Mentre sono assorta in questo tipo di riflessione, vengo bruscamente interrotta dal vociare di una signora bassa e con gli occhiali:
<<che estrazione è questa, quella delle dieci? O delle dieci e dieci??? >>
Chiede guardando nervosamente, nell’ordine, l’orologio e poi lo schermo appeso al muro che proietta i risultati del 10 e lotto.
«Giocami: Ambo e Ambetto!», sollecita guardando il tabaccaio.
Intanto compra un grattino con la banconota da 10 euro. Ripone con cura la preziosa giocata nel portafoglio e si apparta con il suo Oro e Diamanti.
«Scusi, lei fuma?»
Lui: «Mi hai già fermato cara».
Lo osservo.
Mi scuso «ha ragione». In effetti è la terza volta che entra ed esce.
Ma cosa fa?
Entra compra un Mi sento fortunato e poi esce a grattare.
Poi rientra a comprarne un altro.
E fa una puntatina a 10 e lotto.
Mi giro a guardare fuori dalla parete-finestra. Vedo il signore appena uscito, e due suoi compari che fissano il monitor sopra di me, in trepidazione. Nel frattempo, si godono il primissimo sole di marzo.
Io sono senza parole, svilita dal lavoro e dal contesto.
È l’ultima mezz’ora non passa mai. È come se il tempo fosse rallentato e appesantito dal tempo stesso.
Il mal di piedi è ormai insopportabile.
Ancora poco, resisti, mi dico nella mente.
Lezione n. 10: Il gioco d’azzardo non ha confini