Cammino risoluta, sguardo basso, labbra serrate, mento attento.

Davanti a me ciotolato, una fontana robusta e raggi di sole caldi. Apparentemente un luminoso dipinto, una tavola leggera, d’atmosfera.

Io sono il personaggio fatto d’ombra, all’angolo sinistro in basso.

Resto li, ferma, inchiodata da una verità che pesa: l’autore non ha tracciato la via maestra.

I pensieri scorrono veloci nella dimensione temporale. Sono perennemente fuori tempo ed arranco, affaticata in una dimensione angusta.

Troppo poco tempo per arrivare al cuore. Troppo poco spazio per respirare e poter anche solo pensare di amare.

Nessuna pazienza, nessuna tolleranza, è l’istinto di conservazione ad impedirlo.

Condivisione, niente altro che lusso moderno.

Stretta in questa dimensione, ho finalmente colto un fiore.

Il respiro è tornato regolare rasserenato da una nuova serpeggiante consapevolezza.

Per coltivare amore serve tempo ed occorre spazio.

Il tempo per gli sguardi e le chiacchierate, il tempo per le dolci carezze.

Lo spazio per sognare, per stringersi in intimi abbracci e ridere.

Ecco, la chiave per l’essere per l’altro e con l’altro. Una chiave spesso spezzata prima di poter essere girata.

Una chiave rubata da Valli, Fiumi, Mari e Montagne troppo vicine per poter essere anelate da lontano.

Una chiave da fabbricare perché non si può vivere senza amare.

 

 

 

 

 

 

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