Sono le sei, mi alzo.

Fuori è ancora buio. Sono stranamente vigile e mi ritrovo a sentirmi perfettamente a mio agio a quest’ora del mattino. Chiamatemi civetta.

Dopo il solito rituale di toilette, esco avvolta dal mantello della notte. Fuori, solo i dipendenti di ams, che si aggirano a raccogliere spazzatura e mozziconi di sigarette gettati a terra.

Anche la metro e’ vuota e silenziosa. Vederla così e’ un privilegio per pochi. Di giorno, infatti, il sottosuolo di Milano e’attraversato da fiumi umani di persone vestite di nero stordite dalle troppe percezioni sensoriali.

Odori più o meno acri, suoni più o meno sordi, e movimento, dappertutto. Qui o si segue il ritmo silenzioso che sincronizza l’ andatura dei milanesi, o si rischia l’ impatto con qualsiasi altro corpo semovente.

Mi accorgo che ancora non ho imparato questa silenziosa danza.

Per ora mi faccio largo tra la folla a suon di spintoni, gomitate oppure mi servo del mio borsone per rimbalzare contro gli altri ed arrivare al metro, a mo di pallina da flipper.

Gli altri, la maggior parte almeno, sembrano capirsi, sentirsi a vicenda.

Corvetto. Risalgo in superficie.

E’ ancora buio.

Con passo svelto, mi addentro nelle viuzze del quartiere. Mi accorgo di aver lavorato in tutte le tabaccherie che incontro per strada. Sorrido sconsolata.

Mentre cammino mi guardo attorno. A differenza del centro, in strada incontro diverse persone. Trovo la gente più assurda e anticonvenzionale.

Un’altra Milano.

Quella dove puoi essere ciò che vuoi. Quella dove la hostess è l’ospite d’onore e non la rompicoglioni.

Arrivo in rivendita, un signore mi si avvicina e mi chiede come mi chiamo, porgendo la mano.

Io la stringo, un po’ titubante e gli dico: “piacere Aria“. Lui risponde, “piacere io sono The Wolf”.

“Lo sai perché The Wolf?” Mi chiede.

“Mah…”prendo tempo.

Mi viene in mente il bel di Caprio in giacca e cravatta a Wall Street..una immagine non proprio calzante, per usare un eufemismo.

Mi sforzo, ma non riesco a trovare nessuna ragione per cui questo anziano signore possa essere ricondotto a un lupo.

Non si fa attendere la risposta.

“Te  lo dico io..” mi anticipa il mio curioso interlocutore.

E mentre apre le fauci, aiutandosi con entrambe le mani, per mostrarmi meglio il tesoro nascosto, biascica un “guarrrda qua“.

Ebbene, ecco comparire due solitari denti canini che brillano come zanne. Nient’altro.

Io resto, nell’ordine: allibita, immobile, in piedi, sui tacchi alle sei di mattina a osservare il contenuto del cavo orale di The Wolf e non posso fare altro che pensare a Di Caprio che mi dice: “tutto questo è legale?”.

Lezione n. 11:  se ti restano solo due canini, valutare una dentiera potrebbe non essere un’idea folle.

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