Ovviamente, quando rinsavisco sono già due fermate dopo la mia e mi tocca tornare indietro. No comment. Anzi, eccoli i comment…:

«cosa diamine ci faccio qui ad ascoltare la Pausini in versione cinese alle ormai otto del mattino?cosa mi è venuto in mente quando ho deciso di venire a Milano a fare la hostess per una multinazionale del tabacco?ma perchè poi?non ha proprio senso che io stia qui a correre».

Fino a qualche mese fa, a quest’ora, avrebbe risuonato nella mia mente la canzone di “Sunrise di Norah Jones e avrei fatto un leggiadro saluto al sole. Mi sarei vestita con tutta calma e sarei andata in bicicletta bella sorridente a lavoro nella mia amata Bologna. Collaboravo con uno studio legale come praticante, mi piaceva.

Non era affatto male passare le giornate dietro a una scrivania seduta comoda su una sedia ergonomica Ikea a studiare diritto e a scrivere atti giudiziari. Non era male nemmeno l’orario di lavoro, dalle 9.30 alle 18.30 con due ore di pausa pranzo. Nel pomeriggio tardo, non facevo in tempo a mettermi il cappotto che, puntuali alle sei e mezza, gli amici chiamavano per lo spritz in compagnia. Che comunque non era mai uno.

Mi sembrava di vivere dentro una bolla di sapone luminosa e splendente, soprattutto se osservata da diversi metri sottoterra a bordo di una metropolitana.

In questi momenti, dimentico cosa mi abbia portato a cambiare vita e mi si stringe lo stomaco per la nostalgia.

Nel frattempo, ovviamente, corro per salire sulla metrò con direzione contraria.

Lezione n. 2 – A Milano seguire il motto carpe diem diventa una necessita’ per sopravvivere.

Una risposta a "Hostess per caso (Ep. 2 Ita) – Riflessioni costruttive…"

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